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LA PREISTORIA

Il villaggio del Bostel (foto: Sergio Dalle Ave)

Il villaggio del Bostel (foto: Sergio Dalle Ave)

I primi segnali di una presenza umana sull’Altopiano – da parte di nuclei di cacciatori o raccoglitori di selce neanderthaliani – risalgono al periodo paleolitico medio. Le tracce di passaggi stagionali, anche nelle epoche successive, sono emerse in numerose caverne e ripari in vari luoghi dell’altopiano: solo per citare i siti principali si va dalla Cava degli Orsi e dalla Grotta Obar de Laute, in località Bisele, alla confluenza della valle del Ghelpach in Val d’Assa, al Riparo Battaglia (al Prunno vicino ad Asiago), al Riparo Dalmeri (parte settentrionale di Marcesina), alla Val Lastaro (territorio di Conco) e al Monte Corgnon (Lusiana).
Appartengono invece al Mesolitico, tra i 9.100 e gli 8.200 anni fa, i siti di Cima XII e della Grotta d’Ernesto (Marcesina), occasionale bivacco di cacciatori.

Assenti testimonianze significative dal Mesolitico al Neolitico e delle prime fasi delle età dei metalli, la frequentazione umana sull’Altopiano riprende e diventa più stabile dall’inizio dell’età del ferro col villaggio retico del Bostel (Rotzo) e quello del Corgnon (Lusiana). La scoperta delle più antiche testimonianze della presenza umana sull’Altopiano si deve all’abate Agostino Dal Pozzo, nato a Castelletto di Rotzo nel 1732 e scomparso nel 1798 a Bassano, che descrisse la storia, l’ambiente, la lingua, la cultura e l’economia dell’Altopiano nelle “Memorie istoriche dei Sette Comuni vicentini”.

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I CIMBRI e la SPETTABILE REGGENZA

L'Istituto di Cultura Cimbra a Roana

L’Istituto di Cultura Cimbra a Roana

I Cimbri

Molto scarse sono invece le testimonianze di epoca romana, che si limitano a ritrovamenti (monete) nella zona dell’Altaburg (Rotzo) e di Enego, segni forse di una presenza militare di controllo delle strategiche Val d’Astico e Val Brenta.

Di fatto comunque l’Altopiano – escluse le sue aree più esterne come Rotzo ed Enego – rimase sostanzialmente spopolato fino al X-XI secolo, quando si consolidò la colonizzazione da parte di boscaioli, pastori e contadini della pedemontana, con l’appoggio degli Ezzelini che avevano dei feudi in loco.

Una famiglia altopianese in costumi cimbri

Una famiglia altopianese in costumi cimbri

Una presenza che però venne rapidamente assorbita o sopraffatta da una consistente migrazione, in ondate successive, di genti germaniche, poi denominate Cimbri, che coinvolse aree consistenti dell’alto Veneto ma che quassù finì per diventare dominante: sulle sue origini si registrano ancor oggi interpretazioni divergenti, ma da allora e fino alla Prima Guerra Mondiale l’Altopiano fu in gran parte un’enclave culturale e linguistica tedesca, caratterizzata da una parlata vicina ai dialetti bavaresi e da manifestazioni religiose legate alla mitologia nordica, di cui sarebbe testimonianza in particolare la spettacolare roccia dell’Altar-Knotto sopra Rotzo.

Un'antica casa dei Sette Comuni

Un’antica casa dei Sette Comuni

Mario Rigoni Stern, analizzando la toponomastica storica dell’altopiano, attribuiva invece ai cimbri origini scandinave. “Quello che è certo – scrive in “Sentieri sotto la neve” – è che da noi si viveva diversamente dagli altri luoghi d’Italia. Non c’erano padroni perché i pascoli, i boschi, le montagne erano della comunità (ancora oggi più dell’80% dell’Altipiano è degli “originari” che hanno il diritto d’uso civico) (…) Non era benvisto chi andava a cercarsi una moglie fuori dai confini e una donna che si maritava con un forestiero doveva rifondere quanto ricevuto per istruzione o assistenza. Tutte le cariche pubbliche erano elettive e, terminato il mandato, nessuno poteva essere rieletto”.

Ora la lingua cimbra è conosciuta da pochissime persone, soprattutto nella zona di Roana, dove ha sede un Istituto di cultura che ne studia la storia, anche se un festival popolare diffuso nei vari paesi da qualche anno ne attualizza la memoria; alcuni parlanti ci sono anche in Lessinia, mentre è ancora parlata diffusamente nel vicino paese trentino di Luserna.

In estate a Roana e nelle altre frazioni del comune si svolge il festival cimbro Hoga Zait (tempo alto, tempo di festa), musica e spettacoli delle culture minoritarie (www.hogazait.it)

Mario chiamò proprio Cimbro anche uno dei suoi cani, a cui fu particolarmente affezionato.


La Spettabile Reggenza

Il Palazzo della Reggenza, oggi municipio di Asiago.

Il Palazzo della Reggenza, oggi municipio di Asiago.

Per consolidare i legami territoriali e difendere la propria autonomia le comunità insediate sull’Altopiano fondarono nel 1310 la Spettabile Reggenza dei Sette Comuni (“fratelli cari”, si definirono nell’insegna), un governo federale autonomo (caratterizzato dalla proprietà collettiva del territorio, in auge ancor oggi), che durò fino al 1807 e cadde per mano di Napoleone. Gli altopianesi, in cambio dell’autonomia e di privilegi commerciali e fiscali, garantirono per quattro secoli a Venezia, con cui si allearono nel 1405, forniture di legname e la difesa dei confini a nord, in particolare dalle milizie imperiali asburgiche. Un’eventualità che non tardò a verificarsi: dopo le ripetute scaramucce con Vicenza le milizie della Spettabile Reggenza dovettero via via scontrarsi con gli eserciti invasori di Sigismondo d’Austria (1487) e di Massimiliano I (1508-1509), oltre che coi francesi del generale La Palisse e con gli uomini di Carlo V e infine di Napoleone. Ma proprio i successi di quest’ultimo segnarono la fine della Reggenza, che cessò di esistere nel 1807, annessa prima, col Veneto, al Regno Italico e successivamente sottoposta all’Impero Asburgico. Ultimo cancelliere della Reggenza fu Angelo Rigoni Stern, avo dello scrittore.

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L’UNIONE ALL’ITALIA

Cristiano Lobbia

Cristiano Lobbia

Dopo la dominazione austriaca, caratterizzata da un centralismo politico-amministrativo che favorì ben presto l’insorgere di sentimenti risorgimentali filo-italiani, con la Terza guerra d’indipendenza (1866) il territorio altopianese passò al Regno d’Italia: un personaggio si staglia sopra gli altri in questo periodo storico, il patriota, ingegnere e politico Cristiano Lobbia (Asiago 1826 – Venezia 1876), che fu prima comandante della “Legione Cimbrica”, un corpo di 800 volontari che combatté valorosamente contro gli austriaci, quindi partecipò alla Spedizione dei Mille, realizzò la strada del Costo, divenne infine deputato del Regno d’Italia nel 1867. Fu lui a denunciare lo scandalo del Monopolio dei tabacchi, ma la sua strenua e popolare lotta alla corruzione gli procurò molti potenti nemici, che prima lo fecero aggredire (la bastonata che gli piegò il cappello diede origine a una nuova moda, il “cappello alla Lobbia”) e poi lo costrinsero ad una lunga battaglia giudiziaria.

Il periodo che seguì l’annessione dell’Altopiano all’Italia fu caratterizzato quassù da una fase di modernizzazione infrastrutturale (la costruzione del ponte di Roana e della ferrovia, con gli albori del turismo, i nuovi acquedotti, l’elettrificazione) ma , allo stesso tempo, dal persistere di ampie sacche di miseria, determinate anche dalla crisi delle attività tradizionali, a cui seguì una massiccia emigrazione sia stagionale che definitiva, in particolare verso l’America del Sud.

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LA PRIMA GUERRA MONDIALE

La lapide sul Monte Forno

La lapide sul Monte Forno

Proprio la sua posizione di confine proiettò nel 1915 l’Altopiano al centro del conflitto fra Italia e Austria, anche se – nonostante l’appartenenza alla Triplice Alleanza – entrambi i Paesi avevano provveduto negli anni precedenti ad un massiccio rafforzamento dei confini, attraverso la realizzazione di fortificazioni e altre opere belliche.

Proprio da una di queste, il Forte Verena, fu sparato il primo colpo di cannone, la mattina del 24 maggio, e ben presto l’Altopiano si ritrovò completamente travolto dal conflitto. I comandi austriaci avevano infatti individuato nell’alto Vicentino la “porta” da sfondare per dilagare nella pianura veneta, e a questo obiettivo furono fedeli per l’intera durata della guerra, che quassù non ebbe mai, dunque, dei veri momenti di tregua. Alla breve “guerra dei forti “seguì, nel maggio del 1916, la “Strafexpedition” che portò una prima volta gli austriaci a raggiungere il bordo meridionale dell’Altopiano, senza però conseguire l’atteso sfondamento, costrinse la popolazione al profugato e provocò la distruzione di Asiago e dei paesi limitrofi. La guerra proseguì con combattimenti sempre molto aspri tra le Melette di Foza, il monte Zebio, il Monte Ortigara, la zona di Cesuna e quella dei Tre Monti, fino all’esito finale nel novembre del 1918.

Dopo il ritorno della popolazione, nel 1919, la ricostruzione sarebbe durata molti anni, e avrebbe restituito un “paesaggio” – geografico, sociale e culturale – completamente diverso dal passato. Un capitolo particolare fu scritto dai recuperanti, che raccogliendo i residuati bellici per sbarcare il lunario, contribuirono prima alla bonifica completa dell’Altopiano, e poi alla ricostruzione della memoria, affidata ora a musei e collezioni, ma anche al grande Eco-museo della Grande Guerra, ricavato recuperando forti e trincee.

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LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Monumento ai caduti e dispersi in Russia, al Parco della Rimembranza di Asiago

Monumento ai caduti e dispersi in Russia, al Parco della Rimembranza di Asiago

L’Altopiano si trovò di nuovo in prima linea durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo l’8 settembre, quando diventò teatro di alcuni fra i principali episodi della Resistenza. Si costituirono quassù numerose formazioni partigiane, prima nella zona di Fontanelle, Conco e Rubbio, i cui militanti caddero però in mano ai nazifascisti per essere poi fucilati a Marostica. Per contrastare il rafforzamento dei ribelli, aiutati dai rifornimenti aerei angloamericani, i tedeschi decisero di intensificare i rastrellamenti, uno dei quali ebbe luogo il 5 giugno 1944 culminando nello scontro di Malga Fossetta, dove fu coinvolto tra gli altri anche il gruppo degli studenti vicentini raccolto attorno ad Antonio Giuriolo e Luigi Meneghello, noto come “I piccoli maestri” (un sentiero sotto la cima dell’Isidoro ne ricorda il sacrificio). Altri episodi significativi furono gli arresti e l’incendio di Camporovere, l’8 agosto 1944, e soprattutto lo scontro del 6 settembre successivo tra migliaia di nazifascisti e 600 partigiani nel Bosco Nero e a Granezza (40 caduti), cui seguì il 27 aprile 1945 la Strage di Treschè Conca, con 19 morti tra partigiani e civili.

Il sostegno della popolazione alla lotta clandestina fruttò al Comune di Asiago una medaglia d’argento al Valor Militare e al comune di Conco una medaglia di bronzo.

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LA STORIA RECENTE

Il centro di Asiago in una foto aerea (foto: Sergio Dalle Ave).

Il centro di Asiago in una foto aerea (foto: Sergio Dalle Ave).

Nel dopoguerra riprese l’emigrazione dall’Altopiano, ma si cominciò a registrare anche un significativo sviluppo economico, che si catalizzò soprattutto nell’impennata delle presenze turistiche, negli anni Sessanta, a cui fece seguito una tumultuosa e spesso caotica espansione edilizia. Ad essa è seguito però l’affermarsi di una crescente coscienza ambientalistica e la consapevolezza che la valorizzazione dei propri beni paesaggistici e dei propri retaggi storici e culturali rappresenta per queste terre un’irrinunciabile opportunità di miglioramento della qualità della vita degli abitanti ma anche di sviluppo turistico ed economico sostenibile.

Questa evoluzione del sentire collettivo si è in parte affiancata al disagio – che in anni recenti e in concomitanza con l’aggravarsi della crisi economica ha investito non solo l’Altopiano – nei confronti del centralismo statale e regionale, che ha determinato tra l’altro l’allontanamento di molti uffici pubblici ed è sfociato anche in un referendum per il passaggio al Trentino. Un’ipotesi peraltro che Mario Rigoni Stern, pur condividendo in buona parte i disagi e i malumori dei propri concittadini, ha sempre fieramente osteggiato.

Attualmente la popolazione dell’Altopiano si è stabilizzata sui 21mila abitanti, e Asiago da sola ne conta circa 6500.

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